Come riconoscere le piante velenose? In Italia esistono decine di specie di piante velenose, alcune di esse risultano addirittura fatali! È necessario saper identificare ciò che potrebbe essere pericoloso raccogliere quando ci si avventura in campagna o tra i boschi. Spesso un bellissimo fiore può nascondere un veleno potentissimo e mortale. Il mio consiglio è quello di non raccogliere piante o fiori, la natura dev’essere ammirata e rispettata così com’è, ma nel caso in cui lo facciate, siate cauti e, nel dubbio, evitare anche solo di toccare la pianta o il fiore destinato ad abbellire il vostro centrotavola. È sempre consigliato rivolgersi ad un esperto per il riconoscimento sicuro delle foglie, dei fiori o dei frutti raccolti. Sul nostro territorio sono presenti molte specie, ho cercato di raccogliere le principali con il maggior grado di pericolosità.
Vediamo ora le 10 piante più velenose presenti in Italia.

Oleandro

L’Oleandro (Nerium oleander) è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Apocynaceae. È ritenuta una delle piante più velenose al mondo, ma anche una delle più presenti nei giardini a causa dei bellissimi fiori che sbocciano durante il periodo estivo. L’intera pianta risulta tossica sia per l’uomo, che per ogni specie animale. In essa sono contenuti glicosidi cardioattivi (cardenolidi) capaci di alterare il ritmo cardiaco e causando aritmie di varia natura. L’ingestione provoca disturbi al sistema nervoso, tachicardia, vomito e disturbi gastrici. Ad alte concentrazioni l’avvelenamento è fatale, l’ingestione di una sola foglia potrebbe causare la morte di un bambino. Evitare assolutamente il contatto con le mucose. Sono stati osservati lievi sintomi di intossicazione in seguito ad inalazione del fumo prodotto dalla legna di oleandro bruciata. Si racconta che i suoi fusti fritti siano stati causa mortale tra i soldati di Napoleone che li usarono per realizzare dei girarrosti: il fuoco distillò i suoi glicosidi che si mischiarono alla carne provocando l’avvelenamento.

Belladonna

La Belladonna (Atropa belladonna) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Solnaceae originaria dell’Europa. Cresce spontanea nelle zone montane e submontane fino a 1400 metri di altitudine, prediligendo boschi di faggi, ombrosi e dal terreno calcareo. Vi è la possibilità che le bacche possano essere scambiate per dei frutti commestibili (mirtilli); bastano quindi di 3-4 bacche di Belladonna per  provocare l’avvelenamento. I primi sintomi compaiono dopo 10-20 minuti: perdita del controllo psicomotorio, risa spasmodiche, sensazione di levitazione, disordini mentali ed allucinazioni. Successivamente alla fase eccitatoria, iniziano gli effetti collaterali veri e propri: blocco della sudorazione con conseguente ipertermia, aumento della temperatura corporea, secchezza alla bocca, problemi alla vista fino a tachicardia, tremor spastico, insufficienze polmonari e stati di incoscienza anche gravi che possono condurre alla morte. Deve la particolarità del nome volgare al fatto che veniva usata come espediente di bellezza dalle dame del Rinascimento, che usavano un macerato di foglie di Belladonna per lucidare lo sguardo e dilatare la pupilla in modo da sembrare più seducenti.

Tasso Comune

Il Tasso (Taxus baccata) è un arbusto ornamentale della famiglia delle Taxaceae originaria dell’Europa Centrale e dell’Africa Settentrionale. Viene spesso utilizzato per la creazione di siepi ornamentali da giardino ed ogni sua parte è tossica ed altamente velenosa. Tanto per chiarirne la pericolosità, è chiamato anche “albero della morte”. Le foglie ed i semi del Tasso contengono infatti una sostanza tossica, la taxina, un alcaloide diterpenico che determina un effetto narcotico, paralizzante, difficoltà respiratorie, problemi cardiaci, tremori, nausea, vomito e, in forti dosi, può portare al coma ed alla morte. Poche manciate di foglie sono letali, e, a parte la lavanda gastrica e la somministrazione di carbone attivo per assorbire il veleno, non esistono antidoti specifici. L’unica parte commestibile è il frutto (non il seme), un arillo di colore rosso-rosaceo dal sapore dolciastro.

Ginestra

La Ginestra Comune (Spartium junceum) è una pianta arbustiva ornamentale appartenente alla famiglia delle Fabaceae, molto diffusa nei giardini italiani. Tutta la pianta è tossica, in particolare semi, foglie e fiori. Nel fiore e nei semi, la pianta contiene un alcaloide, la citisina che, in piccole dosi ha effetti diuretici e purgativi, in elevate dosi invece può causare crisi convulsive e stato comatoso. L’intossicazione può avvenire per ingestione ed i sintomi che si possono riscontrare sono: nausea, vomito, ipotensione, ansia, agitazione, delirio ed allucinazioni. Nel caso in cui tocchiate la pianta, evitate il contatto con le mucose. È importante non confonderla con la Ginestra dei Carbonai (Cytisus scoparius) decisamente meno tossica, che contiene altri alcaloidi fra i quali la sparteina che in erboristeria vien usata per sedare la tachicardia.

Aconito Napello

L’Aconito Napello (Aconitum napellus) è una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculaceae con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico. È indubbiamente una delle piante più velenose e fatali presenti sul territorio Italiano, diffusa soprattutto nelle zone montagnose delle Alpi. Gli alcaloidi dell’Aconito, in particolare l’aconitina, colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico. L’aconitina viene rapidamente assorbita dopo ingestione orale o anche per contatto dermico. L’ingestione di 3 grammi di droga fresca può portare alla morte un uomo in poche ore. L’intossicazione è molto rapida, tra 10 e 90 minuti e se si sospetta anche solo il contatto con l’Aconito è necessario il ricovero ospedaliero.

Panace di Mantegazza

La Panace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum) volgarmente conosciuta come “Panace Gigante” è una pianta erbacea infestante della famiglia delle Apiaceae originaria del Caucaso ma che ultimamente si sta diffondendo in tutte le zone umide del territorio Alpino, soprattutto in Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Trentino ed alta Lombardia. È una pianta molto pericolosa, può superare i 2 metri di altezza e bisogna fare molta attenzione perché se viene toccata rilascia una linfa fototossica contenente diverse furanocumarine che, a contatto con la pelle, in combinazione con la luce del sole e l’umidità, può provocare gravi ustioni e dolorose vesciche, ma anche danni a lungo termine come cicatrici e persino la cecità.

Menta Poleggio (Menta Romana)

La Menta Poleggio (Mentha pulegium) spesso conosciuta anche come “Menta Romana”, è una pianta erbacea molto aromatica della famiglia delle Labiatae presente in tutto il bacino del mediterraneo. Non è una pianta che presenta pericolo “da contatto” ma ho deciso di inserirla nella lista per una motivazione ben precisa. Molte persone, me compreso, durante l’estate utilizzano la menta per fare degli infusi rinfrescanti per idratarsi durante le calde giornate. È importante quindi sapere che questa varietà è tossica e potenzialmente letale. La pianta contiene pulegone e piccole quantità di altri chetoni che la rendono irritante e nefrotossica in caso di ingestione. Elevate quantità, ingerite magari grazie appunto ad un infuso, causano danni epatici e neurologici che possono portare alla morte.

Cicuta Maggiore

La Cicuta Maggiore (Conium maculatum) è una pianta erbacea a ciclo biennale della famiglia delle Abiaceae, presente in tutta Italia si può trovare fino a 1800 metri di altitudine. Comunemente nota come Cicuta, assomiglia molto al Prezzemolo ed passata alla storia quale bevanda che diede la morte al filosofo Socrate, che venne condannato alla pena capitale e la bevve sotto forma di infuso. Presenta un odore sgradevole e nauseabondo, simile all’urina di gatto o di topo, soprattutto quando viene spezzata. Cresce spontanea nelle campagne italiane, dove preferisce i luoghi ben freschi, ai bordi delle siepi e nei pressi dei rigagnoli. Tutta la pianta è velenosa e può portare alla morte in caso di ingestione. Ciò è dovuto alla presenza di almeno cinque diversi alcaloidi, tra cui la la coniina, una neurotossina che agisce a livello delle sinapsi neuromuscolari provocando una paralisi ascendente che termina con un arresto respiratorio.

Stramonio Comune

Lo Stramonio Comune (Datura stramonium) conosciuto anche come “Erba del Diavolo”, è una pianta erbacea della famiglia delle Solanaceae, presente in tutta Italia, si può trovare fino agli 800 metri di altitudine. Erba amara altamente tossica, detiene la maggiore concentrazione di tossine nei semi, ma esse sono presenti anche nelle rimanenti parti della pianta; ha proprietà narcotiche, ipnotiche, antidolorifiche, sedative ed allucinogene. Grazie all’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, l’ingestione della pianta può portare, nei casi più gravi, alla paralisi della muscolatura e del sistema respiratorio con conseguente morte. Si racconta che in passato, i briganti usassero mettere semi di Stramonio nei liquori delle ignare vittime, che si trovavavo completamente prive di volontà e disposte a raccontare segreti che diversamente non avrebbero mai rivelato. All’epoca di Robespierre invece, i Francesi condannati alla ghigliottina, preparavano con lo Stramonio un veleno che causava una morte rapida, evitando così di finire sul patibolo.

Mughetto

Il Mughetto (Convallaria majalis) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asparagaceae, presente in tutta Italia, si può trovare fino ai 1200 metri di altitudine. La pianta è velenosa in tutte le sue parti, escluso il rizoma, a causa del contenuto in glicosidi cardioattivi. Si tratta di potenti veleni che interferiscono con il funzionamento del cuore e possono portare rapidamente alla morte. Deve esser posta attenzione anche al semplice contatto perchè può provocare irritazioni locali. I sintomi di avvelenamento per ingestione sono: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, vertigini, spasmi muscolari, depressione cardiocircolatoria ed aritmie, fino ad arrivare all’infarto. Secondo una leggenda cristiana i primi mughetti sarebbero nati dalle lacrime della Madonna sparse ai piedi della croce, per questa ragione, con il loro colore verginale simboleggiano la purezza.